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Il fascino dei trentenni

Il 2014 sta per finire, se sei nato nell’84 sai benissimo che quest’anno ha rappresentato per te un punto di svolta. Ai primi la tessera è arrivata diversi mesi fa, qualcuno ha sperato di ingannare il destino cercando di non farsi trovare, mentre qualche fortunato potrà ancora aspettare, ma solo per pochi giorni. A me è successo a giugno, in una delle poche giornate non piovose di quest’estate che sicuramente non verrà ricordata. Aprii gli occhi e presi il cellulare, quasi nella vana speranza di avere infranto una dimensione, ma niente: ero entrato nel club dei 30N.

Superato lo scoglio psicologico dell’aver abbandonato quel tanto amato 2, a cui mi ero affezionato e che tante volte mi aveva difeso, ho dovuto aprire questo nuovo capitolo della mia vita. Mi fermai a riflettere nel letto e, dopo qualche minuto col naso all’insù, realizzai: “caspita, ma io ho già trent’anni”.

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L’inesorabile scorrere del tempo

Potrei scrivere pagine e pagine delle tante idee, iniziative, progetti, buoni propositi che ogni anno circolano nella mia mente, pronti per essere sviluppati e portati a compimento.

Mi svegliano la mattina, scuotendomi dolcemente, tartassandomi durante il giorno ed estraniandomi nei momenti di relax. Riguardano la musica, certo, ma anche la voglia di scrivere, disegnare, forse semplicemente cercare me stesso e crescere. Alla fine cos’è l’arte se non la volontà di essere pienamente se stessi, condividendola con gli altri?!? Qualche tempo fa avevo letto una cosa veramente interessante, in cui si affermava che l’arte non è necessariamente l’aver qualcosa da dire, quanto più il bisogno di dire qualcosa. Ed è questo bisogno di esprimersi, di emergere distinguendosi, che è sempre più presente dentro ciascuno di noi. Spopolano le applicazioni per smart phone o programmi che avvicinano quelli che erano i nostri desideri, rendendoli più tangibili. Oggi il poter fare musica è alla portata di tutti (non è detto che sia un bene), così come il sentirsi romanzieri e scattare belle fotografie, dove il 90% lo fa Instangram.

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I peli della vita

Nella mia vita non sono mai stato un ragazzo particolarmente umile. Fin dall’età di dieci anni, infatti, ho sempre camminato in giro per la città a testa alta, e probabilmente non si trattava solamente del fatto di essere sicuri di sè.

In realtà, pensandoci bene, fin da piccolo ho sviluppato una strana forma di autodifesa personale, che probabilmente ha condizionato pesantemente la mia crescita.

Avete presente gli occhioni gonfi di lacrime dei bambini che scoprono un nuovo oggetto del desiderio e bramano all’idea di averlo tra le mani?

Esistono piccoli esseri umani che riescono a produrre una sonorità tale da poter mettere a repentaglio il record del Krakatoa; con madri, compiaciute, che apprezzano l’estensione vocale delle proprie creature.

A volte mi chiedo se confondano gli spazi pubblici con provini di ammissione alla classe lirica, senza capire che in realtà non sviluppano ammirazione da parte dei presenti, ma, anzi, solamente un’istigazione alla violenza, mista alla convinzione che forse sarebbe il caso di non metterci del proprio al sovrappopolamento del pianeta.

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L’undicesimo comandamento

La settimana passata potrebbe diventare una di quelle che verranno ricordate negli anni a seguire; anche se spero decisamente di no.

Nell’anniversario di quella che viene considerata una delle date più importanti della storia – al pari della presa della Bastiglia o della caduta dell’Impero Romano d’Occidente – l’America è stata nuovamente attaccata dalla parte estremista dell’Islam.

Il numero 11, che fino a poco tempo fa non faceva venire in mente niente, se non Ravanelli a qualche nostalgico juventino, torna nuovamente ad essere associato alla paura, e alla lotta verso l’Occidente.

Qualche giorno fa avevamo pubblicato un’immagine per far vedere come oggi veniva interpretato il rischio di un attacco terroristico, proprio a dimostrare come le cose erano cambiate in poco più di un decennio.

Purtroppo, però, ogni tanto ci si sveglia dal torpore, e quelle preoccupazioni, che erano accantonate in qualche angolo, tornano a farsi prepotentemente sentire.

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I tramonti di tutti i giorni

Cinque paia di scarpe, i vestiti del weekend e le ultime cose da sistemare di quelle che avevo portato in vacanza questa estate. Questo vedo sdraiato sul mio letto; mi salutano  in maniera sardonica, e occupano prepotentemente il primo posto tra le cose da fare.

Se a questo aggiungiamo la miriade di post-it affissi in camera e i due libri da finire, potrei già ritenermi impegnato per i prossimi giorni. Questo senza considerare i progetti in sospeso, quelli ancora non partiti e i numerosi sogni che non riesco più a chiudere dentro un cassetto.

Siamo tornati alla solita vita autunnale, e già iniziamo a pagare i primi segni di stanchezza, oltre ad un nervosismo legato al fatto di non riuscire a trovare il giusto tempo.

Che balle questo tempo!

Il problema del tempo si è diffuso sempre più negli ultimi anni, causato sicuramente da questa società e dal suo modo di vivere, che non permette più di fermarsi a riflettere. Corriamo, corriamo, dietro ad un qualcosa che iniziamo a seguire, ma che, col tempo, ci dimentichiamo. Spesso finiamo per alzarci una mattina senza neanche sapere effettivamente per quale motivo dobbiamo riscaldare il caffè, quando sarebbe invece meglio lasciarsi accarezzare da Morfeo e da una velina in qualche sogno erotico.

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