L’undicesimo comandamento

La settimana passata potrebbe diventare una di quelle che verranno ricordate negli anni a seguire; anche se spero decisamente di no.

Nell’anniversario di quella che viene considerata una delle date più importanti della storia – al pari della presa della Bastiglia o della caduta dell’Impero Romano d’Occidente – l’America è stata nuovamente attaccata dalla parte estremista dell’Islam.

Il numero 11, che fino a poco tempo fa non faceva venire in mente niente, se non Ravanelli a qualche nostalgico juventino, torna nuovamente ad essere associato alla paura, e alla lotta verso l’Occidente.

Qualche giorno fa avevamo pubblicato un’immagine per far vedere come oggi veniva interpretato il rischio di un attacco terroristico, proprio a dimostrare come le cose erano cambiate in poco più di un decennio.

Purtroppo, però, ogni tanto ci si sveglia dal torpore, e quelle preoccupazioni, che erano accantonate in qualche angolo, tornano a farsi prepotentemente sentire.

La crisi di questi ultimi anni aveva fatto passare in secondo piano qualsiasi altro problema, come se la ricchezza del proprio portafoglio fosse prioritaria nei confronti della sicurezza internazionale. Adesso, senza fare discorsi politici – dato che questo spazio non è il luogo adatto e il tema è molto delicato e complesso – c’è però da constatare come l’informazione mondiale abbia mutato in maniera sorprendente la sfera di interesse; e anche i vari sovversivi in rete abbiano iniziato a discutere sugli stessi temi, considerati molto più sentiti.

Ad esempio, a parte qualche diffusione di notizie a proposito di rapimenti in zone calde, si è smesso di parlare del fatto che la terra sia in più parti un focolare di guerriglie che causano ogni anno morte e distruzione, che sforna bambini con una psicologia complessa, poichè cresciuti orfani in una società dominata dall’aggresione e dalla paura.

Non ci si è più di tanto preoccupati che l’acqua potabile rappresenti ancora oggi un problema per molte popolazioni; e neanche che oggi nel mondo siano presenti 800 milioni di affamati e 1 miliardo e 300 milioni di persone in sovrappeso; per non parlare del fatto che, se andiamo avanti così, non solo dovremo preoccuparci dei problemi di natura economica, ma anche di quella energetica e geologica.

Sono invece 4 anni che sentiamo ai telegiornali solamente deprimenti aggiornamenti sulle borse, e nei blog si discute quasi unicamente del signoraggio bancario.

In questi ultimi mesi le uniche due cose che hanno fatto veramente notizia sono state la diminuzione dello spread e il racconto di alcuni uomini che hanno visto Sara Tommasi vestita.

Ma va bene tutto, solo che ogni tanto ci si sente un po’ delle marionette prese in giro da una serie di interessi, che, così grandi e complessi, non si riesce neanche a comprendere.

L’altra notizia, di cui si è parlato anche maggiormente, è il topless della giovane erede al trono, da poco sposa del principe William.

E qui si accende il dibattito se sia giusto o meno che un personaggio pubblico possa essere invaso nella sua intimità, o se invece siano necessari dei limiti.

Qualcuno potrebbe chiedersi il perchè una persona, con un tale seguito, scelga di spogliarsi all’aperto, sapendo che oramai riescono a sapere di noi anche ogni quanto ci cambiamo i calzini, ma, dopotutto, sono ragazzi… A chi non è capitato di essere fotograto in qualche locale a luci rosse, o completamente nudo in qualche camera d’albergo con delle ragazze, coperto solo da una mano e da un sorriso malizioso di chi spera in una gang bang?

Esistono ragazze che rimangono in topless 365 giorni all’anno – anche a Cortina – nella speranza di essere immortalate in qualche copertina, e la duchessa si lamenta di essere finita sui giornali? Cosa penseranno quelle attricette, di cui non si sente più parlate, che verranno ritrovate tra alcuni anni da qualche archeologo?

La direttrice del giornale che ha pubblicato le foto si giustifica. Dice che si tratta di foto dignitose, sicuramente le meno sconvenienti di quelle raccolte; ma sembra dimenticarsi che non sta parlando di Sasha Grey, ma di quella che, fino a prova contraria, diventerà regina; e che, fino a qualche decennio fa, sarebbe scoppiato un putiferio per molto meno.

Nel frattempo in Italia esce l’ennesimo nuovo libro sul boundage, naturalmente pubblicizzato nell’edizione serale del telegiornale di Canale 5, così per fugare ogni dubbio che sia stato sentito bene da tutti, comprese ragazzine maliziose e casalinghe frustrate. Dopo pochi giorni si legge dell’ennesimo furbo, che, a Perugia, giunge preoccupato all’ospedale, perchè non riesce ad espellere l’intero flacone di profumo (per fortuna vuoto) che ha scelto di inserire nel proprio corpo, nella maniera che riteneva più opportuna.

Non vorrei che la preoccupazione degli ortopedici in merito al modo sbagliato in cui camminiamo non fosse legata ad altro, rispetto al solito peso degli zaini scolastici, che vengono sempre imputati.

Dopotutto, compreso l’assurdo costo dei libri, negli ultimi anni sembra si stia facendo di tutto per convincere i giovani a sfogliare sempre meno il materiale didattico, consci oramai che in Italia la meritocrazia è presente solo nel fatto che abbiamo il paese che ci meritiamo, e che più che dai ricercatori, la carriera venga fatta dai ricercati.

Il mondo corre velocemente, e le regole del gioco si sviluppano in corsa. La cosa importante, però, non è avere tanti soldi del monopoli, ma è evitare di svegliarsi una mattina e capire di non rappresentare altro che una semplice pedina, che cammina nella direzione di chi tira i dadi, ma che si ritrova a dover pagare ogni volta che passa al “Parco della Vittoria”…

In realtà l’11 aveva un significato nel calendario gregoriano, perchè l’11 dell’11 era la data in cui, mancando 50 giorni alla fine dell’anno, rappresentava la naturale scadenza dei contratti d’affitto. È per questo che si dice ‘fare San Martino’ per indicare il trasloco.

Speriamo solo che, nel nostro caso, non saremo noi a dover cambiare casa…

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